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Il Leonka: storia del "porto franco" di Milano

Dopo anni di occupazione abusiva (e senza regole) dovrebbe regolarizzarsi a breve la posizione del centro sociale - 1^ parte

Il Leonka: storia del "porto franco" di Milano Il Leonka: storia del "porto franco" di Milano
Il murales all'esterno del centro sociale Leoncavallo di MIlano (Credits: ANSA/JENNIFER LORENZINI/i50)

Tag:  centro sociale Leoncavallo Milano Riccardo De Corato

di Paola Bacchiddu

Era il 1975. L'Italia bagnava di sangue la cronaca nazionale (dal delitto Pasolini alla strage del Circeo) e il Pci rubava il consenso della Democrazia Cristiana fino a posizionarsi a tre punti di distanza, nelle amministrative e regionali di giugno.

A Milano, piccoli nuclei di Avanguardia Operaia, Lotta Continua ed esponenti dei comitati di Caseggiato occupavano uno stabile di via Mancinelli, periferia Nord-Ovest della città. Un edificio in stato d'abbandono non molto esteso. Adiacente allo stabile, un magazzino dava con i suoi 3600 metri quadri sulla via Leoncavallo. Inizia così, con una sorpresa, la lunga e tribolata storia di uno dei più celebri e discussi centri sociali d'Italia: il Leoncavallo, appunto.

37 anni di lotta, spranghe, qualche trasferimento (dal '94 gli occupanti si spostano in via Watteau, attuale sede di 10mila metri quadrati) e molte, troppe polemiche. Oggi il lungo viaggio sembra giunto al suo termine. Dopo una moltitudine di annunci, false partenze e ipotesi di progetto, pare che il Comune di Milano – quale migliore giunta di quella arancione, per l'operazione? - intenda regolarizzare il centro. Il 6 settembre scorso, l'ultimo dei 40 annunci di sfratto esecutivo che si cadenzano da anni, a cicli di due mesi, con la visita di un ufficiale giudiziario privo dell'intervento della forza pubblica (che dovrebbe autorizzare la Prefettura), e dunque incapace di procedere realmente. In verità un'ultima proroga c'è stata: il prossimo 10 ottobre. Una data serrata che lascia intendere, agli occupanti, una rapida soluzione del caso.

L'ipotesi di accordo prevederebbe una trattativa con la società L'Orologio del gruppo Cabassi, che detiene la proprietà dell'ex stamperia. Famiglia, peraltro, che ha aperto un contenzioso che si trascina dal 2001. Causa avviata anche a scopo preventivo: gli articoli 1158 e 1159 del codice civile, “usucapione ordinario e abbreviato”, avrebbero costituito il rischio, per i Cabassi, che gli occupanti potessero acquisire il diritto di proprietà e godimento dell'immobile, dopo un possesso ininterrotto di almeno dieci anni. Il Comune di Milano, garante nell'operazione, permuterebbe il capannone con area ed ex istituti scolastici di via Zama, stabile in disuso dal 2009. Otto milioni di euro l'intero costo dell'operazione. In seguito allo scambio, la giunta procederebbe con l'avvio di un bando pubblico con cui assegnare gli spazi del Leoncavallo. Si aprirebbe, dunque, una nuova fase: il pagamento di un affitto annuale (intorno ai 120mila euro, la cifra ipotetica), la regolarizzazione fiscale delle attività di vendita alcolici, preparazione pasti e diritti Siae per gli spettacoli organizzati.

Gli animi, all'interno della coalizione di centro-sinistra, paiono, però, piuttosto inquieti. Non tutti gli umori convergono sulla soluzione ipotizzata. Altre realtà simili a quelle del Leonka – ultima, in ordine di tempo, la vicenda “Macao” - bussano alla porta di Palazzo Marino. E ciascuno pretende dignità paritetica a quella del loro più vecchio e celebre “collega”. In Comune, infatti, regna una certa confusione su chi sia il reale interlocutore della trattativa. Qualcuno indica l'assessore all'Urbanistica ed Edilizia Privata Lucia De Cesaris (ma dall'ufficio stampa negano), mentre dal gabinetto del sindaco sarebbe Gianni Confalonieri – direttore del Settore Relazioni istituzionali e con la città – a seguire la vicenda

“Il nostro obiettivo – fanno sapere da Palazzo Marino – è procedere a una regolarizzazione trasparente. La delibera sarà votata in Consiglio, in maniera chiara e sotto la luce del sole”. Ma questa sarà la volta buona, dopo troppi falsi allarmi? La reazione è molto più prudente del previsto: “La trattativa è iniziata, ma ancora non si è chiusa e non è possibile anticipare una tempistica in merito, né l'esito della stessa”. Tempistica, al contrario, bruciata dall'opposizione che col capogruppo Pdl a Palazzo Marino, Riccardo De Corato, si è già mossa in tal senso. Lo scorso 7 agosto ha presentato un'interrogazione parlamentare al Ministro degli Interni Cancellieri – co-firmata con altri esponenti del Pdl – per denunciare gli illeciti che il Leoncavallo, e altre importanti realtà associazionistiche milanesi, operano sul territorio. “Da anni vi sono a Milano – si legge nel documento - come nel caso del centro sociale Leoncavallo (…), edifici occupati abusivamente senza che sia stato concesso l'ausilio della forza pubblica agli ufficiali giudiziari che avevano l'ordine di notificare lo sgombero”. A essere citato è l'articolo 633 del codice penale (“Chiunque invade arbitrariamente terreni o edifici altrui, pubblici o privati, al fine di occuparli o di trarne altrimenti profitto, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a due anni o con la multa da lire duecentomila a due milioni”).
La Cancellieri ha risposto con toni concilianti: “Per quanto riguarda il centro sociale Leoncavallo, risulta che sono stati avviati contatti per ricercare una soluzione finalizzata a comporre la vicenda attraverso l'individuazione di spazi alternativi''.

De Corato, in ogni caso, promette battaglia in Consiglio. Una questione ideologica, ma anche personale. Nel 1988 fu aggredito a Milano con una spranga da un gruppo di occupanti del centro. La questione si risolse con una denuncia (con condanna definitiva), qualche punto al Pronto Soccorso e la promessa (¡No pasarán!) mantenuta fino a oggi. “Lo scambio di aree di cui si fa garante il comune – ci dice – comporta, oltre al rischio penale, anche un illecito civile per danno erariale. Mi chiedo perché dei privati siano autorizzati dalla giunta a occupare in maniera illegale uno stabile di cui non sono proprietari, senza che nessuno esiga il versamento di un canone d'affitto, per non citare la mancata emissione degli scontrini fiscali e i diritti mai versati alla Siae, in tutti questi anni, per gli spettacoli cui si fa perfino pagare un biglietto. Cosa pensa, in merito, la Corte dei Conti? C'è un altro aspetto non peregrino da chiarire: a chi verrà delegato il controllo della regolarità dell'intera operazione? Il Comune non ha ancora espresso nessun intendimento riguardo a questo. Infine, in base a quale assunto Pisapia ha deciso di adottare una corsia preferenziale per il Leoncavallo rispetto a realtà simili coesistenti? Sarebbe un pericoloso precedente contro cui l'opposizione si schiererà in Consiglio”.

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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