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Terremoto in Emilia: parla il sismologo

Calvino Gasparini, ricercatore dell'ING, spiega le cause della scossa avvertita questa mattina in tutto il Nord. E lancia un avvertimento

Terremoto in Emilia: parla il sismologo Terremoto in Emilia: parla il sismologo
Credits: La faglia nel modenese sotto la quale si scontrano le croste appenniniche e alpina che danno origine alle scosse è lunga circa una trentina di chilometri

Tag:  calvino gasparini Istituto Nazionale di Geofisica terremoto emilia

di Paolo Papi

"Il problema è che ragioniamo coi tempi brevi dell'emotività. Non coi tempi lunghi degli assestamenti geologici". In sostanza, spiega a Panorama.it il sismologo Calvino Gasparini, autorevole ricercatore dell'Istituto Nazionale di Geofisica,  "non c'è nulla di nuovo, né di inatteso, nella scossa di magnitudo 5,8 che intorno 9.00 di martedì 29 maggio è stata avvertita in tutto il Nord Italia" (da Milano a Firenze) e che, secondo quanto stanno battendole agenzie di stampa, avrebbero già provocato  molte vittime (di cui cinque a Cavezzo, sotto un capannone), danni ancora incalcolabili agli edifici (come il Duomo di Mirandola) e un numero imprecisato di feriti nella zona del modenese. "I terremoti in questa zona - spiega Gasparini - erano noti persino agli antichi romani. Il problema sta nella nostra memoria corta".

Niente di nuovo, dunque, professore?
"Lei si immagini una crosta spinta a nord dalle Alpi e un'altra a sud dall’Appennino e che convergono entrambe sul basamento della Padana formando una frattura di una trentina di chilometri dove si sta formando il petrolio di cui usufruiranno i nostri nipoti. Stiamo solo assistendo alle classiche scosse di assestamento che, sia chiaro, potrebbero durare ancora, anche per mesi o anni, come è già avvenuto in altre aree del Paese” continua. Semmai, "per ridurre i danni", avverte Gasparini, “occorre mantenere alcune norme di comportamento: per esempio, se la casa è stata costruita con norme antisismiche bisogna rimanerci dentro. Se, invece, si abita in edifici fragili dal punto di vista sismico è meglio precipitarsi fuori. Insomma: se vogliamo fare qualcosa di utile dobbiamo cominciare da qui: mettere in sicurezza  gli edifici delle aree sismiche, avviando un grande processo di bonifica del territorio. Questo significa avere memoria. Questo dobbiamo fare”.

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