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Terremoto in Emilia, mancano le flebo in Gran Bretagna

Il motivo? Si rifornivano a Mirandola, dove ha sede il comparto biodicale più famoso del mondo

Terremoto in Emilia, mancano le flebo in Gran Bretagna Terremoto in Emilia, mancano le flebo in Gran Bretagna
Emergenza flebo negli ospedali inglesi, dopo che a Mirandola, in Emilia, è stata sospesa la produzione di apparecchiature biomedicali, per il terremoto del 20 maggio. Credits: ©Alessandro Fiocchi/Lapresse

Tag:  comparto biomedicale emergenza flebo gran bretagna mirandola

di Eleonora Lorusso

L'allarme era stato lanciato subito, all'indomani del terremoto che ha colpito l'Emilia, il 20 maggio scorso. Il sisma aveva danneggiato, espesso distrutto, molti dei capannoni che ospitano una delle eccellenze italiane e in particolare della zona di Mirandola: il comparto biomedicale, ovvero il settore specializzato in apparecchiature e prodotti monouso, impiegati nelle terapie mediche e negli ospedali in genere.

Ora l'allarme è confermato e arriva nientemeno che da Oltremanica. Gli ospedali inglesi, infatti, sono a rischio paralisi, perché da Mirandola non arrivano più dispositivi biomedicali e in particolare i tubicini monouso utilizzati per le flebo. "Un ospedale può sopravvivere un giorno senza flebo per dialisi, ma restare privi di questi materiali anche solo per una settimana metterebbe a repentaglio la vita dei pazienti" ha avvertito, preoccupato, Julian Bion, preside della facoltà di Medicina intensiva presso il St Bartholomew's Hospital a Londra.

Una preoccupazione aggravata anche dalle Olimpiadi, perché il Barts, come viene chiamata la struttura ospedaliera londinese, è stata scelta come ospedale dei Giochi olimpici 2012 dal Comitato organizzatore. Vicinissimo al quartiere olimpico di Stratford (a soli 6 km) è l'ospedale a cui ci si appoggia in caso di bisogno durante la manifestazione sportiva. Ma proprio da qui è stato lanciato l'SOS: le scorte disponibili di tubicini per flebo sono sufficienti solo fino all'8 agosto.

Ma il problema non riguarda un solo ospedale londinese, come confermato da altre strutture del National health service (Nhs), ovvero il servizio sanitario nazionale. Numerosissime strutture, infatti, si avvalgono solo di prodotti della Baxter, un gruppo statunitense proprietario delle imprese che si trovano a Mirandola. Come spiegato dal Financial Times, le flebo monouso utilizzate in Gran Bretagna, e non solo, devono essere sostituite ogni 72 ore e possono essere collegate solamente a macchinari prodotti dalla stessa Baxter. Dal giorno del sisma in Emilia, l'azienda ha dovuto fermare la produzione, per i danni subiti ai capannoni emiliani e per le necessarie verifiche sulla sicurezza delle strutture stesse. La conseguenza è stata la razionalizzazione delle scorte dei prodotti, in attesa di riprendere a pieno regime l'attivita'.

Troppo tardi, però, se è vero, come riferisce ancora il quotidiano economico britannico, che "il ministero della Sanità è stato costretto a fare un inventario dello stock di tubicini per dialisi presenti negli ospedali, scoprendo come alcune strutture termineranno le scorte già entro la prima settimana di agosto". Per ora il blocco previsto nella distribuzione di apparecchiature e tubicini per flebo è fino a ottobre, ma la data dipenderà anche da come procedono i lavori di messa in sicurezza delle imprese emiliane. Al momento la Baxter non commenta la situazione, anche perché è  ancora alle prese con grosse difficoltà. Gli uffici di Mirandola hanno problemi alle linee telefoniche, e con le sedi di Modena, che fanno da referente, si parla solo tramite cellulare.

Chi invece è stato costretto a intervenire, dopo l'allarme di Bion e della Nhs, riportato dal Telegraph, sono state le autorita' sanitarie britanniche, che hanno rassicurare la popolazione, spiegando di aver predisposto un piano di emergenza, per fronteggiare il bisogno di apparecchi biomedicali. "I riscontri iniziali in nostro possesso - hanno fatto sapere con una nota - suggeriscono che le strutture appartenenti all'Nhs possono gestire l'interruzione delle forniture per la dialisi e piani d'emergenza per affrontare la situazione sono già stati predisposti così da ridurre al minimo il potenziale impatto per i pazienti".

Ma le dichiarazioni del Ministero non sembrano siano state sufficienti. Secondo la stampa britannica, infatti, gli ospedali sono stati costretti a ritardare il più possibile le trasfusioni intravenose per i pazienti ricoverati nei reparti di terapia intensiva, che soffrono di problemi renali, infezioni, traumi o hanno subito interventi chirurgici. Il sovraccairco per la concomitanza delle Olimpiadi, al St Bartholomew's, stimato in un 10%, non fa che peggiorare la situazione. Una situazione che comunque sta colpendo non solo la Gran Bretagna, ma anche ospedali italiani e stranieri, data l'eccellenza dei prodotti realizzati a Mirandola ed esportati in tutto il mondo.

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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