A Roma sono ormai arrivati tutti i 115 cardinali elettori. Ma la discussione nelle congregazioni generali, a cui stanno partecipando oltre 150 porporati, inclusi gli ultraottantenni, non ha ancora sciolto il nodo di quando inizierà il conclave vero e proprio. Il 7 marzo, i cardinali si sono riuniti tutti insieme sia al mattino sia al pomeriggio, e hanno ascoltato ben 32 interventi liberi che hanno approfondito gli aspetti più vari della Chiesa: dall’evangelizzazione, all’ecumenismo, dal governo della Curia all’impegno verso i poveri. Fino ad oggi ci sono stati in tutto 83 interventi.
Ma sono stati soprattutto due i temi che hanno catalizzato l’attenzione dei porporati nel corso della giornata: lo stato delle finanze vaticane, illustrato dai cardinali responsabili dei dicasteri economici (Giuseppe Versaldi, Domenico Calcagno e Giuseppe Bertello) e la questione dell’accoglienza nella Chiesa dei divorziati risposati.
Due questioni forti, molto sentite, che hanno spinto diversi porporati a intervenire chiedendo, da un lato, più trasparenza e sobrietà nella gestione delle risorse economiche e dall’altro maggiore apertura nei confronti dei divorziati con l’impegno a riconsiderare anche la loro posizione dal punto di vista dottrinale e la possibilità di accesso ai sacramenti.
Insomma il conclave si sta trasformando in una sorta di piccolo Concilio, dove i cardinali, a differenza di quanto avvenuto otto anni fa in occasione dell’elezione di Ratzinger, sono interessati a compiere un ampio giro d’orizzonte per definire priorità e urgenze della Chiesa di oggi. Non è ancora stata decisa la data di inizio del conclave: i porporati preferiscono discutere fuori della cappella Sistina l’identikit del nuovo papa e le eventuali candidature in modo da avere più libertà di movimento e di discussione.
Proseguono infatti a ritmo serrati gli incontri informali tra i cardinali: un gruppo di italiani, dopo la sessione del mattino, ha pranzato insieme, mentre il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, e il cardinale Christoph Schoenborn, arcivescovo di Vienna, sono arrivati insieme all’apertura della sessione pomeridiana. Proprio Schoenborn potrebbe essere infatti uno dei grandi elettori di Scola.
La sensazione è che i cardinali stiano cominciando a chiarirsi sempre più le idee e la consegna più severa del silenzio tra i porporati è un segno che si sta entrando nel vivo del confronto. Si rafforza l’ipotesi di un papa americano, ma una cordata europea (composta tuttavia da pochi italiani) e in parte anche asiatica e africana potrebbe invece sostenere Scola.
Intanto l’associazione delle vittime dei preti pedofili, Snap, dopo aver indicato ieri i 12 cardinali che non dovrebbero diventare papa, oggi ne ha suggeriti tre che invece vedrebbe bene come possibili successori di Pietro: il filippino Luis Antonio Tagle (che sta diventando il vero “personaggio” di questo Concilio per i media di tutto il mondo), l’irlandese Diarmud Martin e l’austriaco Schoenborn.
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