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In Uruguay marijuana libera

Approvata una legge per la coltivazione, distribuzione e vendita al dettaglio della droga, controllata da un ente statale

In Uruguay marijuana libera In Uruguay marijuana libera
Giovani antiproibizionisti attendono fuori dal Parlamento di Montevideo l'approvazione della legge che legalizza la marijuana (Credits: PABLO BIELLI/AFP/Getty Images)

Tag:  cannabis depenalizzazione consumo stupefacenti droghe José Mujica marijuana

di Anna Mazzone

Gli antiproibizionisti di tutto il pianeta esultano. L'Uruguay ha votato una legge per legalizzare la marijuana. E' il primo paese al mondo a depenalizzare la coltivazione, produzione e distribuzione della droga, ma in realtà se ne parla da tempo in tutta l'America Latina e molti adesso si aspettano un effetto domino sulla scia delle decisioni dell'assemblea legislativa di Montevideo.

Su forte pressione del presidente José Mujica la marijuana sarà legalizzata e la sua vendita verrà controllata (e regolamentata) dallo Stato. La legge è passata con 50 voti su 96 totali. L'opposizione conservatrice ha gridato allo scandalo e anche delle illustri personalità della politica di sinistra hanno espresso forti perplessità sulla legalizzazione della droga. Come Dario Pérez, del Fronte Amplio, che durante il suo lungo discorso alla Camera bassa dell'Assemblea di Montevideo ha sottolineato che per lui "la marijuana è sterco", e lo resterà anche se la legge la legalizza. Poi, il deputato ha votato in favore della depenalizzazione.

Le perplessità di molti rappresentanti dell'izquierda di Mujica si basano sul fatto che secondo recenti sondaggi la nuova legge sarebbe osteggiata dal 63 per cento della popolazione. Insomma, il pueblo, stella polare della sinistra socialista di Mujica, non ama l'idea di un "ministero della marijuana" e non sarebbe stato ascoltato, mentre si è preferito scrivere la legge a tavolino nei Palazzi buoni del potere. Il dibattito continua, ma per ora l'unica cosa certa è che la legge ha stabilito la creazione di un ente statale regolatore che si incaricherà di emettere licenze e controllare la produzione e la distribuzione della droga.

Verrà anche approntato un registro dei consumatori, che potranno acquistare la marijuana nelle farmacie, fino a un massimo di 40 grammi al mese, oppure coltivare la pianta direttamente tra le mura di casa. Sono concesse fino a 6 piante, per una produzione casalinga che non superi i 480 grammi a raccolto.

L'Uruguay diventa così l'apripista dei paesi dell'America Latina che si stanno incamminando lungo la strada della legalizzazione delle droghe leggere (marijuana, cocaina e oppio). In realtà, anche alcuni Stati dell'America del Nord hanno aperto la porta a leggi sulla depenalizzazione della cannabis. Il caso californiano regna sovrano, ma se ne discute anche a Washington e a New York.

Il dibattito antiproibizionista è iniziato in seno all'OEA (Organizacion de Estados Americanos) che si è tenuta ad Antigua, in Guatemala. All'attenzione dei capi di Stato e di governo presenti alla riunione un documento sul "problema delle droghe nelle Americhe". Elaborato da esperti del campo, il dossier forniva un'enorme quantità di informazioni sui "benefici" della depenalizzazione, in primo luogo per combattere il narcotraffico.

E poi è arrivato il "momento cannabis" negli Stati Uniti, quando Washington e il Colorado hanno modificato la loro legislazione per permettere la produzione e la vendita di cannabis, anche se con regole ferree, sulla scia di una forte pressione dell'opinione pubblica e di un referendum ad hoc. La legge è stata approvata a novembre dello scorso anno, e sta per entrare formalmente in vigore. In California l'assunzione della cannabis è già depenalizzata per usi medici.

E dopo Washington e il Colorado, il dibattito si è spostato anche in alcuni paesi europei, oltre che nell'Illinois e a New York, dove in modo incompleto si è fatta strada una legge per regolare l'utilizzo di marijuana nel campo medico-sanitario. In totale sono già 22 gli Stati Usa che permettono l'assunzione terapeutica della cannabis, e l'amministrazione Obama, mostrando indifferenza sull'argomento, di fatto sostiene in silenzio le attività degli antiproibizionisti.

Infine, ha preso posizione anche l'ONG Human Rights Watch (HRW, che in occasione di un meeting dei Paesi americani (del Sud e del Nord) ha presentato un dossier in favore della depenalizzazione di tutte le droghe, senza entrare però nel dettaglio della produzione e della vendita. HRW ha invocato criteri di diritto internazionale e di diritti dell'uomo, sostenendo che la depenalizzazione delle droghe avrebbe un impatto straordinario sulla lotta alla criminalità organizzata e al narcotraffico.

In America Latina i Paesi che si sono mostrati più aperti alla possibilità della legalizzazione delle droghe sono l'Uruguay, la Colombia, il Guatemala e il Costa Rica. Il Messico per ora se ne tiene fuori e preferisce attuare politiche repressive per combattere la piaga del narcotraffico, sulla scia di Cuba, dove Raul Castro ha dichiarato una guerra di "sangue e fuoco contro i narcos".

Venezuela e Brasile non si sono ancora pronunciati, Ecuador e Bolivia ci stanno riflettendo. A questo punto tutti aspettano di vedere gli effetti della nuova legge in Uruguay per poi decidere di conseguenza. Insomma, l'appello di Papa Francesco contro la legalizzazione delle droghe durante le giornate di Rio sembra essere rimasto lettera morta. L'America Latina sta scegliendo di percorrere la strada dell'antiproibizionismo, con buona pace dei narcos, che adesso - almeno in Uruguay - avranno come competitor principale sul mercato della droga i burocrati del neo nato ministero della marijuana.

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