Il momento più importante del summit? La foto ufficiale. E poi, in classifica, di seguito, lo scambio di battute con i giornalisti. Sono i due avvenimenti che segnano la cesura con il (recente) passato. Con la precedente visita di Benjamin Netanyahu, quando il primo ministro israeliano entrò e uscì da una porta laterale della Casa Bianca senza dire una parola ai cronisti e senza neppure farsi fotografare con il suo ospite: Barack Obama.Tre mesi fa, quell'incontro "clandestino" segnava il momento più basso delle relazioni tra l'amministrazione statunitense e il governo israeliano. Tanto forte era la tensione tra Obama e Netanyanhu che i due non potevano neppure mettersi in posa davanti al fotografo ufficiale della Casa Bianca e far finta di sorridere. Tre mesi dopo, l'essenza dell'ultimo faccia a faccia tra il presidente Usa e il primo ministro israeliano è tutta in quella foto, per la quale i due hanno accettato di posare.
La notizia è proprio questa: i due sono tornati a parlarsi. Sarà poi la storia (martoriata) del Medioriente a dirci se quello che si sono detti avrà un concreto seguito, porterà a dei passi in avanti verso la soluzione dell'intricatissima questione israelo-palestinese, oppure rimarrà lettera morta. Per Barack Obama e Benjamin Netanyahu l'importante era dimostrare (alle rispettive opinioni pubbliche) di volere ricucire dei rapporti che sembrano essere così sfilacciati dall'apparire sul punto di rottura.
Per Netanyahu si trattava di uscire dal parziale isolamento (internazionale) in cui si trova Israele dopo la vicenda della Freedom Flotilla; (ri)trovare sponda (politica) dall'altra parte dell'Oceano, con l'alleato di sempre, in un momento in cui (tra l'altro) sono forti le tensioni con la Turchia, Paese una volta amico, sul quale l'amministrazione Obama può esercitare una certa pressione.
Per dimostrare la sua disponibilità al dialogo, il governo israeliano aveva lanciato alcuni segnali. Prima di tutto, l'allentamento del blocco di Gaza, con la concessione a fare entrare prodotti e materiali finora sempre bloccati al confine con la Striscia. E poi un'inchiesta su alcuni militari, ufficiali e soldati, che durante l'offensiva di tre settimane contro Gaza nell'inverno dello scorso anno, sarebbero stati protagonisti di azioni (contro civili) che avrebbero violato i codi ci militari.
Soprattutto con la prima decisione, il governo israeliano è andato incontro alle richieste (pressioni?) degli Stati Uniti che da tempo avevano chiesto una parziale rimozione del blocco di Gaza per motivi umanitari.
Per Barack Obama l'incontro alla Casa Bianca era importante per ristabilire un pieno rapporto con lo storico alleato, pedina fondamentale per tentare di raggiungere un accordo di pace nella regione. Il presidente Usa si è accorto che il muro contro muro dei mesi scorsi non ha prodotto altro che danni, soprattutto alla sua politica in Medioriente. Che rischiava di naufragare, di fallire in modo irreversibile a solo metà mandato. Da qui la decisione di "recuperare" Benjamin Netanyahu. Anche e soprattutto attraverso rassicurazioni sulla sua volontà di bloccare il programma nucleare iraniano.
I due si sono parlati a lungo nello Studio Ovale. Poi la foto e le dichiarazioni ufficiali. Obama si è detto sicuro della volontà di Netanyahu di "correre dei rischi lungo la strada della pace". Il primo ministro israeliano ha accennato a colloqui diretti con i palestinesi. Promesse, abbastanza fumose . Che però, almeno vengono fatte. Che prendono il posto di quel silenzio (pubblico) che aveva caratterizzato l'ultimo incontro tra i due.
Secondo alcuni esperti, in realtà, tra i due rimane se non il gelo, almeno la freddezza. Ed è probabile che sia proprio così. Ma se Barack Obama e Benjamin Netanyahu non sono obbligati ad amarsi, entrambi sanno però di essere costretti a parlarsi e a trovare un modus vivendi. Perché l'uno non può fare a meno dell'altro e viceversa.
Devono rimanere vicini. Come in una fotografia (ufficiale).
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