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Cina: perché Bo Xilai è stato epurato - L'ANALISI

L'epurazione di Bo Xilai è ancora avvolta nel mistero, e si conferma come lo scandalo politico più grave vissuto dalla Cina dal 1989 ad oggi

Cina: perché Bo Xilai è stato epurato - L'ANALISI Cina: perché Bo Xilai è stato epurato - L'ANALISI

Tag:  18° congresso del Partito comunista Bo Xilai Cina orientexpress Rivoluzione Culturale

di Claudia Astarita
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In Cina è già stato definito lo scandalo politico più grave dal 1989, anche perché più passano i giorni più diventano oscuri i retroscena della vicenda che ha portato all'epurazione di Bo Xilai . Le ultime novità riguardano una registrazione riservata che è circolata sul web che incastrerebbe l'ex segretario del Partito comunista di Chongqing nell'insabbiamento di un'indagine portata avanti dall'ex commissario di polizia Wang Lijun e che conduceva a uno o più membri della sua famiglia.

Pur trattandosi di una colpa grave, possibile che il semplice insabbiamento di un'indagine sia costata al leader più forte, carismatico e determinato degli ultimi tempi un'epurazione? Molti non sono convinti che questa ricostruzione corrisponda alla realtà dei fatti. Potrebbe infatti essere stata studiata a tavolino per raggiungere (ipoteticamente) due diversi obiettivi. Il primo potrebbe essere quello di individuare un capo d’imputazione per Bo Xilai che permetta, se necessario, di processarlo e, eventualmente, riabilitarlo. Il secondo quello di congelare geograficamente lo scandalo e le sue ripercussioni nell’area di Chongqing, in maniera da evitare il coinvolgimento di altri politici cinesi. L’epurazione del maoista di Chongqing ha infatti dimostrato che nessun leader è inattaccabile, tant'é che lo stesso Presidente in pectore Xi Jinping si sta muovendo con piccoli passi ben studiati a tavolino per evitare che il caso Bo Xilai possa avere ripercussioni anche sul suo futuro politico.

Sull'ultimo numero della Rivista del Partito comunista cinese Xi Jinping ha pubblicato un articolo in cui non solo ha ripetuto per più di cinquanta volte la necessità di "recuperare la purezza dell'ideologia politica cinese", ma ha anche aggiunto che negli ultimi anni sono entrati nel Partito anche elementi che se ne servono solo "per salvaguardare il proprio interesse personale", invitando chi crede ancora nella forza dell'ideale comunista cinesi ad aiutarlo ad individuarli per espellerli. Presentandosi quindi come il paladino dei valori della Cina tradizionale. E convincere così l'opinione pubblica che il suo legame con quello che già pareva essere diventato il suo braccio destro nel prossimo governo non era poi così forte.

Mentre Xi Jinping richiama alla purezza del Partito, il Premier in carica Wen Jiabao ha collegato in più occasioni la vicenda di Bo Xilai alla necessità di portare avanti quelle riforme politiche per evitare una seconda Rivoluzione Culturale . Un accostamento senza dubbio pretestuoso perché per quanto estreme le iniziative maoiste di Bo Xilai possano essere state non sarebbero state certo le sue canzoni rivoluzionarie a far rivivere alla nazione uno dei periodi più bui della sua storia recente. Un'epoca che ha segnato anche Bo, che ha perso la madre in codizioni misteriose ed ha trascorso quattro lunghi anni in prigione. Eppure, sul piano della propaganda il richiamo alla Rivoluzione Culturale è particolarmente efficace: dal momento che una riflessione seria su ciò che è succeso alla fine degli anni '60 non è mai stata fatta, la memoria dei cinesi è confusa, e il ricordo delle immagini di terrore tende a prevalere. Ecco quindi che, una volta associata la linea politica di Bo Xilai al pericolo che questo incubo torni a distruggere la loro realtà, non è difficile trovare il consenso su questa improvvisa epurazione.

Le ragioni per cui Bo Xilai è stato allontanato dalla politica cinese non le sapremo mai. Forse, però, indipendentemente dall'accusa di nepotismo che pare essere una scusa studiata per chiudere definitivamente il caso, il leader di Chongqing aveva iniziato ad essere percepito a Pechino come troppo pericoloso proprio in virtù del suo eccessivo protagonismo. Quindi meglio eliminarlo. Un'ipotesi alternativa potrebbe invece essere quella che l'intransigenza della campagna anti-corruzione avesse infastidito qualcuno. Del resto, Chen Yun , uno del leader più influenti nella Cina degli anni '90, ha sempre sostenuto che "la lotta alla corruzione se inconcludente rovina il paese, ma se troppo energica distrugge il partito".

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Claudia Astarita insegna "The Politics of China" alla John Cabot University e si occupa di India per il CeMiSS. Scrive approfondimenti sull'Asia per diverse testate e ha lavorato per molti anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L'Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama

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