"Il 18esimo Congresso del Partito comunista cinese potrebbe essere posticipato". Molto rumore per nulla? Forse . Perché l'ultima versione è che l'appuntamento più importante del decennio ci sarà. Magari non a ottobre, ma sicuramente entro la fine del 2012. Quindi "senza ritardo o slittamento alcuno", raccontano a Panorama.it alcuni analisti basati a Pechino.
In poche ore ha fatto il giro del mondo la notizia, lanciata da "fonti anonime in contatto con Reuters ", che il prossimo Congresso sarebbe stato rimandato. Presumibilmente per il momento di grandi difficoltà che sta attraversando il Partito alle prese con le conseguenze di una crisi economica sempre più difficile da gestire e, soprattutto, con una frammentazione interna al Politburo che non fa presagire nulla di buono.
"Sotto molti aspetti la crisi attuale può essere ricollegata a quello che è successo nei giorni di Tiananmen . Assenza di una strategia economica realistica e immediatamente implementabile. Società in fibrillazione e pronta a scendere in piazza per chiedere 'cambiamenti e riforme' pur senza avere chiaro quali e perchè. E leadership profondamente divisa", ha spiegato un analista di Hong Kong. "Oggi l'economia continua a rallentare. I blogger utilizzano la rete per avanzare richieste di maggiore autonomia e per discutere di riforme senza avere un leader o messo a punto una strategia ben precisa. E il partito è più diviso che mai. Eppure l'impasse di Tiananmen è stata superata in cinque giorni: dopo il massacro del 4 giugno il 9 giugno Deng Xiaoping si è assunto pubblicamente la responsabilità dei fatti e ha annunciato che la Cina avrebbe continuato a seguire la strada delle riforme economiche". Alla domanda "E oggi la crisi da chi verrà risolta?" il nostro interlocutore sorride. Perché il problema della nazione è proprio l'assenza di leader carismatici, potenti, scaltri e lungimiranti come Deng Xiaoping. Un'incertezza che apre mille altri interrogativi.
"Se il partito è così tanto diviso, chi ha preso la decisione su Bo Xilai ?", ci dicono da Pechino. "Chi ha permesso che lo scandalo Chen Guangcheng avesse l'impatto internazionale che ha avuto? Chi sta perdendo il controllo del Mare cinese meridionale?". Insomma, il vero punto è chi comanda, oggi, a Pechino. Probabilmente tutti e nessuno. Molti hanno scritto che i problemi di oggi sono legati all'indecisione su chi debba andare a sostituire Bo Xilai nel Comitato permanente. Ma quello che davvero dovremmo chiederci è perché Xi Jinping , l'uomo di Jiang Zemin, non sia in grado di imporre il suo punto di vista. Soprattutto in un momento in cui la Cina non può proprio permettersi di perdere tempo.
Quindi lo scandalo non è tanto che il Congresso possa essere rimandato, quanto il fatto che questa ipotesi sia stata presa in considerazione. C'é chi crede che spostando il Congresso a fine anno Hu Jintao e Wen Jiabao avranno il tempo di adottare qualche riforma in più, ma con una leadership tanto divisa non è detto che la dirigenza attuale decida di accanirsi su cambiamenti che potrebbero anche risultare frettolosi e impopolari.
Da Hong Kong c'è chi ha notato che proprio la scorsa settimana è ricomparso sulle pagine dei giornali cinesi Jiang Zemin . Del quale è stato celebrato l'ennesimo merito culturale. Un fatto che, oltre a smentire le voci sul suo precario stato di salute, potrebbe far presagire un suo coinvolgimento nella gestione di questa pericolosissima crisi. Del resto carisma, sagacia e lungimiranza di certo non gli mancano...
Nella Repubblica popolare si respira un'atmosfera molto particolare. Tutti vogliono parlare di quello che sta succedendo, dallo scandalo Bo Xilai, dalla fuga di Chen Guangcheng alle ipotesi di slittamento del Congresso, ma nessuno vuole esporsi pubblicamente. Forse perché, nella Cina di oggi, è diventato ancora più imprevedibile il trattamento riservato a chi si permette di criticare il paese.
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Claudia Astarita insegna "The Politics of China" alla John Cabot University e si occupa di India per il CeMiSS. Scrive approfondimenti sull'Asia per diverse testate e ha lavorato per molti anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L'Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama
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