Esempi di sfruttamento e vessazioni contro le donne fanno parte, purtroppo, della quotidianità della maggior parte dei paesi asiatici. Ma la storia di Shahnaz Bibi è talmente tragica da meritare di essere raccontata, quanto meno per cercare di evitare che una vicenda simile possa succedere ad altre. All'inizio di giugno la polizia pakistana ha arrestato un gruppo di uomini per aver costretto questa giovane donna a spogliarsi e a sfilare nuda in un villaggio isolato nel nord del paese per espiare la colpa del figlio, che avrebbe avuto una relazione con la moglie di uno degli uomini coinvolti nell'agguato. Una storia, questa, che ha turbato l'intera nazione.
Un corrispondente della BBC è riuscito a parlare con questa donna, cercando di capire cosa sia successo davvero quel giorno. "Era pomeriggio e mi trovavo in casa, a Neelor Bala, mentre mio marito era come al solito a Lahore dove lavora come autista. A un certo punto ho sentito degli uomini gridare proprio di fronte alla mia porta: chiedevano a mio figlio, un ragazzo di 11 anni, dove fossi, e lui naturalmente ha risposto". Quattro uomini armati di pistole e fucili sono così entrati in casa di Shahnaz Bibi. Lei li conosceva tutti: erano membri della stessa famiglia, e suoi vicini di casa. "Mi hanno bloccato i polsi e hanno iniziato a picchiarmi, spingendomi più volte per terra. Poi mi hanno portata fuori casa, e mi hanno spogliata. A quel punto mi hanno costretta a girare nuda per le strade del villaggio per circa un'ora. Ho pianto per tutto il tempo, mentre loro continuavano a picchiarmi".
A Neelor Bala sono usciti tutti in strada a vedere cosa stesse succedendo, ma nessuno ha tentato di aiutare Shahnaz Bibi. Anche perché i quattro del commando che ha aggredito la donna continuavano a minacciare di morte chiunque fosse intenzionato a intralciare il loro lavoro. "Mentre mi facevano sfilare nuda nel mio villaggio, un uomo mi ha spiegato che mi stavano punendo perché mio figlio, il più grande, aveva avuto una storia con un loro familiare. Un rapporto di cui, naturalmente, io non sapevo nulla. Avevo sentito dire che una donna del villaggio era stata costretta al divorzio, ma mai più avrei immaginato che la causa della separazione fosse mio figlio".
Shahnaz Bibi racconta che dopo essere stata lasciata libera è immediatamente corsa in casa per coprirsi, poi, con il figlio più giovane, ha cercato rifugio nella foresta: non aveva più il coraggio di guardare in facia nessuno, nemmeno i suoi parenti. A distanza di tre giorni è tornata a Neelor Bala per denunciare l'aggressione alla polizia, rimanendo però sorpresa per il fatto che nessuno avesse dato loro notizia dell'incidente.
"Oggi continuo a sentirmi umiliata ma continuo anche ad avere paura, perche le forze dell'ordine hanno arrestato solo due componenti della banda, e gli altri, rimasti in libertà, potrebbero decidere di uccidermi per punirmi, questa volta, per aver avuto il coraggio di denunciarli". Tanto ormai si sa: in Pakistan per le donne e per i gruppi che appartengono a minoranze religiose è molto spesso difficile ottenere giustizia , soprattutto quando, come in questo caso, le ragazze vengono torturate per espiare le colpe dei parenti di sesso maschile.
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Claudia Astarita è docente di Relazioni Internazionali dell'Asia Orientale presso l'Università di Bologna. Scrive approfondimenti sull'Asia per Panorama.it, Economy, Il Secolo XIX, East. Ha lavorato quattro anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L'Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama.
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