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A caccia, tra deroghe e proteste. Quanto conta la lobby delle doppiette

Cacciatori sul piede di guerra: vogliono modifiche alla legge del 92. Per questo marceranno a roma il 9 marzo. Ma quanti sono, quanti soldi muovono e chi sono i loro referenti politici (e i loro nemici)?

A caccia, tra deroghe e proteste. Quanto conta la lobby delle doppiette A caccia, tra deroghe e proteste. Quanto conta la lobby delle doppiette
PISA 01 SETTEMBRE 2007- CACCIA: RIAPERTURA. Due cacciatori fotografati stamani in appostamento. FRANCO SILVI/ANSA
di Emanuele Rossi

Usciranno dai boschi e si faranno sentire anche a Roma, i cacciatori d'Italia, il prossimo 9 marzo. Senza i fucili ma con i megafoni e i cartelli di protesta.

Il Senato, dopo un tira e molla tutto interno alla maggioranza, ha bloccato l'emendamento che avrebbe di fatto eliminato i limiti attuali per la stagione della caccia. Il testo approvato prevede invece che i calendari venatori "possono essere modificati nel solo senso di riduzione del periodo di attività venatoria e devono essere comunque contenuti tra il primo settembre e il 31 gennaio dell’anno".

Per capire la materia bisogna addentrarsi in un ginepraio legale di limiti, deroghe, normative europee. La sostanza però è che è passata la linea morbida rispetto a quella dei senatori del Pdl più vicini alle istanze dei cacciatori, che infatti si sono lamentati: gli onorevoli Franco Orsi , Valero Carrara , Franco Asciutti e Sergio Vetrella in una nota sostengono che "il Pdl con questo provvedimento ha assunto un atteggiamento troppo morbido nei confronti degli ambientalisti".

Mentre per i loro colleghi, sempre del Popolo delle libertà, Basilio Catanoso e Gabriella Giammanco:  ''L'approvazione dell'art 38 della Legge Comunitaria da parte del Senato crea un vulnus al sistema protezionistico italiano ed europeo. Saranno a rischio, infatti, molti volatili, soprattutto tra le specie protette. Faremo di tutto alla Camera dei deputati per correggere l'errore, dovuto al blitz di chi ha subito, ai vari livelli, le pressioni delle lobby venatorie". Già, perché i cacciatori hanno comunque portato a casa la possibilità di ottenere ampie deroghe per la caccia ai volatili, contro il parere dello stesso ministro dell'Ambiente .

Insomma, tra le due lobby in perenne lotta tra loro, quella delle doppiette e quella dei difensori dei fringuelli, l'avrebbe spuntata la seconda. Gli ambientalisti, si sa, sono un esercito vario e a volte molto combattivo. Ma i cacciatori? Quanto valgono e quanto riescono a fare pressione? E chi sono i loro principali referenti politici?

In Italia, dai dati Istat del 2007 , sono registrati circa 750mila cacciatori. La maggioranza vive al nord in Piemonte, Lombardia, Veneto e Trentino. Rispetto a dieci anni fa, sostengono i loro oppositori , sono molti meno e mediamente più vecchi. E per la quasi totalità uomini. Ma sono tutt'altro che irrilevanti, specialmente nelle zone rurali e nelle comunità montane.

La caccia non fa più parte delle discipline sportive del Coni : dal gennaio del 2001, ad occuparsi delle discipline sportive di derivazione  venatoria, ma rigorosamente senza abbattimento del selvatico, è la FIDASC . Mentre i cacciatori veri e propri si dividono in una moltitudine di associazioni: Federcaccia e Conf.A.v.i le due più importanti a livello nazionale.

Il giro d'affari della caccia, a livello europeo, è stato stimato dal parlamentare europeo Michl Ebner , intorno ai 15 miliardi di euro. Secondo una stima dell'Unavi (Unione Nazionale Associazioni venatorie italiane), datata al 2003, in Italia genera un fatturato di circa 3 miliardi.

In particolare legato alla caccia è ovviamente il settore delle armi, con un gigante come la Beretta a fare da padrone e le aziende che producono proiettili, come la Fiocchi. In Italia il fatturato complessivo del settore è intorno ai 2,5 miliardi , ma per l'80% è costituito da esportazioni. La caccia pesa comunque per il 50% su questo mercato.

Inoltre vive sulla caccia un vasto mercato di abbigliamento, oggettistica ed editoria di settore (il mensile Il cacciator e Italiano, organo ufficiale della Federcaccia, è distribuito in 400mila copie). Anche sul web dove i siti specializzati come Bighunter o La dea della caccia abbondano e i forum sono molto frequentati.

C'è poi da considerare il ritorno per le casse dello Stato. I cacciatori pagano tre tasse : una allo Stato (per il porto del fucile,  di 173,16 euro), una alla regione (per il tesserino, che varia dai 32,65  ai 64,56 euro) ed una per entrare negli Ambiti territoriali di caccia (che va da un minimo di 10 ad un  massimo di 100 euro).

Visto che in Italia ci sono all'incirca 700 mila  cacciatori, se ogni cacciatore dovesse pagare soltanto l'importo minimo delle  tasse regionali e della zona di caccia, le casse degli enti pubblici riceverebbero  151.067.000 euro. Inoltre, ogni appassionato deve pagare la tessera di un'associazione venatoria, comprensiva di assicurazione (da 52 a 75 euro). Insomma, tirando le somme, è presto fatto il calcolo della spesa da affrontare per chi vuol dedicarsi alla passione per la doppietta: circa 3500 euro .

Dando poi un'occhiata ai siti specializzati e alle discussioni interne ci può rendere conto di quali siano i politici più e meno stimati dal popolo delle doppiette: si tratta di un derby tutto interno alla maggioranza: Pdl e Lega sono i partiti più vicini alle loro richieste, insieme alla Svp in Alto Adige.

Anche se alcuni tra i personaggi meno amati dai cacciatori fanno parte del governo e occupano due posizioni chiave riguardo proprio alla caccia: Michela Vittoria Brambilla , ministro del turismo e  Stefania Prestigiacomo ministro dell'Ambiente.

La prima, nota per il suo impegno animalista, si è attirata le critiche del mondo della caccia per aver sostenuto una proposta di legge che eliminerebbe il libero accesso nei fondi privati non recintati, sancito dall’art. 842 del codice civile per i cacciatori.

Ma sempre a destra si trovano anche i loro referenti politici. Su tutti il senatore Franco Orsi (che propone modifiche alla legge 157/92 che regola la caccia) e il parlamentare europeo veneto Sergio Berlato , che ha lanciato un appello per la creazione di "una lobby della Cultura rurale ".

Secondo Berlato l'attività di "lobby" è necessaria per sostenere la manifestazione dei cacciatori prevista per il 9 marzo 2010 per chiedere le modifiche alla legge 157/92 :

La cultura urbana manifesta una diffusa ignoranza (non conoscenza) della gente che vive nelle grandi città, così lontana dalla realtà e dalla conoscenza dei meccanismi che regolano l’ecosistema. È in questa ignoranza che si nutre e prolifera l’integralismo animal-ambientalista.

Ma il suo appello alla prova di forza in piazza a Roma non è condiviso da tutti: sullo stesso sito - il blog della Federcaccia - nei commenti emerge una sfiducia per la capacità di mobilitazione delle associazioni venatorie e verso la classe politica in generale, dalla quale molti cacciatori si dicono traditi.

In parallelo alla "lobby" delle doppiette, si muove quella dei loro oppositori. Non semplicemente animalisti, ma veri e propri nemici della caccia. Come l'associazione vittime della caccia, che sul suo sito tiene una macabra contabilità degli incidenti mortali causati dai fucili nelle due ultime stagioni : nella stagione 2008/09 "su 127 casi osservati, le vittime per armi da caccia risultano essere 136 (94 i feriti e 42 i morti), tra cui ben 27 feriti e 17 morti tra la gente comune".

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