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E Bersani si prende il Pd: "Ora farò il leader, ma a modo mio"

In 3 milioni votano alle primarie (qui la GALLERY) . L'ex ministro prodiano oltre il 50%:"Un partito di alternativa". Resta l'incognita delle alleanze, del peso di D'Alema e della Cgil. Con lui al timone festeggiano anche l’Udc, Sinistra e Libertà e… il Colle

E Bersani si prende il Pd: "Ora farò il leader, ma a modo mio" E Bersani si prende il Pd: "Ora farò il leader, ma a modo mio"
20091025 - ROMA - POL - PD: BERSANI, ORGOGLIO PER GRANDE PROVA DI DEMOCRAZIA. E' VITTORIA DI TUTTI, NELLA VITTORIA DI TUTTI C'E' LA MIA VITTORIA. Pier Luigi Bersani durante la conferenza stampa nella sede del Partito Democratico, questa sera 25 otobre 2009 a Roma. ''Voglio cominciare con l'orgoglio per quanto successo oggi. Tre milioni di persone sono una grande prova di democrazia''. Sono le prime parole con cui Pier Luigi Bersani ha annunciato la propria vittoria alle primarie. ''E' una vittoria di tutti. E nella vittoria di tutti c'e' la mia vittoria'', conclude il nuovo segretario.ANSA/ALESSANDRO DI MEO/ji
di Renzo Rosati

Pier Luigi Bersani è il nuovo segretario del Partito Democratico . Le primarie "aperte a tutti" non hanno dunque ribaltato il voto tra gli iscritti , confermandone anzi sostanzialmente le percentuali : Bersani primo con oltre il 50 per cento,  Dario Franceschini intorno al 35, Ignazio Marino ben oltre il 10.

Guarda la GALLERY dai gazebo del Pd

Verso le 23 il segretario uscente ha ammesso la sconfitta , riconoscendo l’affermazione di Bersani; il cui comitato, poco prima, aveva del resto anticipato come le proiezioni in loro possesso dessero l’ex ministro tra il 52% e il 53%, oltre la soglia che a norma di statuto garantiva l’elezione senza un ulteriore passaggio nell’Assemblea nazionale , anch’essa nominata oggi. Ma Franceschini ha appunto dichiarato di "consegnare il partito" a Bersani senza voler ricorrere ad altri confronti. "Questo non è un momento di delusione, è una serata di festa per tutti" ha detto Franceschini "perché ha vinto il Pd".

Bersani, che ha parlato subito dopo il segretario uscente, ha rivendicato innanzi tutto "l’orgoglio di ricostruire un partito, perché la Costituzione parla di partiti e non di popoli" . Frecciata indubbiamente contro il Popolo della Libertà , ma anche contro una certa deriva populista del suo predecessore. "Il mio" ha aggiunto Bersani "sarà sì un un partito popolare, ma si rivolgerà in primo luogo alle famiglie e alle imprese. Il Pd sarà un partito dell’alternativa più che dell’opposizione ad ogni costo, perché si può costituire un’alternativa anche senza stare ad urlare".

Soddisfazione anche da parte di Ignazio Marino : "Dicevano che non sarei andato oltre il 5 per cento; secondo le proiezioni abbiamo ottenuto tra il 10 ed il 20. Ora occorre un’opposizione seria a questa destra sciatta e illusionista".

Hanno votato circa tre milioni di persone : un’affluenza superiore ai due milioni previsti dal Pd, ma forse un po’ inferiore alle speranze. Ieri, su Repubblica, Eugenio Scalfari aveva indicato in almeno tre milioni di votanti la "forza d’urto" minima per rilanciare il partito. Non pare, comunque, che lo scandalo che ha investito Piero Marrazzo abbia influito sulla partecipazione, anche se un lieve calo si è registrato proprio nel Lazio.

Che cosa cambia con l’elezione di Bersani? Il neosegretario ha promesso un’opposizione "sulle cose e sui fatti", a cominciare dall’economia. Come primo atto, Bersani andrà oggi dagli artigiani e dai piccoli imprenditori di Prato, alle prese con la crisi ma ancora più con la concorrenza cinese. All’ex ministro di Romano Prodi ha dato del resto l’appoggio esplicito la Cgil , dalla cui linea il Partito democratico non potrà prescindere. Dunque Bersani rilancerà alcuni suoi tradizionali argomenti contro il governo Berlusconi: dalla richiesta di riduzione delle tasse alle liberalizzazioni .

Più significativo il cambio di rotta sulle alleanze, che di fatto seppellisce il sogno di vocazione maggioritaria e di "andare da soli" che era stato alla base del progetto di Walter Veltroni. Bersani ha aperto alla collaborazione di chiunque voglia costruire un’alternativa di governo con il Pd. Non ha nominato l’Udc, ma lo aveva fatto ampiamente nelle settimane scorse . Al tempo stesso Bersani cercherà di riportare nel Pd dirigenti (e magari soprattutto elettori) del fallito esperimento di Sinistra e Libertà .

Ciò che si prefigura è una sorta di partito con ambizioni socialdemocratiche, intenzionato a dialogare con i centristi antiberlusconiani. La logica conseguenza dovrebbe essere l’abbandono dell’asse con l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, ed in generale dei toni da attacco frontale al governo cavalcati da Franceschini.

Ma questa scelta pragmatica, che prende atto della situazione di minoranza in cui si trova oggi la sinistra, e dunque dell’esigenza di fare accordi con i moderati, nonché dell’inutilità di cercare "spallate" con cui far fuori il centrodestra, non sarà priva di ostacoli.

All’interno del Pd, Bersani dovrà vedersela da una parte con i centristi della ex Margherita di Francesco Rutelli , indisponibili ad accettare una sorta di versione allargata dei Ds. Rutelli aveva addirittura minacciato la scissione. Sarebbe un paradosso per il Pd bersaniano, che intende dialogare proprio con coloro che dovrebbero essere i naturali referenti di Rutelli, i cattolici dell’Udc appunto.

Da sinistra grava su Bersani la sponsorizzazione di Massimo D’Alema , bersaglio fisso dell’ala girotondina (Nanni Moretti ha ieri annunciato il voto per Franceschini ), ma anche di salotti influenti quali quello di Carlo De Benedetti e di Repubblica.

Dunque le prime mosse di Bersani saranno si all’insegna del pragmatismo e dell’alternativa possibile, ma anche (per dirla con Veltroni) di nessuno sconto a Berlusconi. Questo per tener buona l’ala sinistra e scrollarsi di dosso l’ombra di D’Alema, un impegno che terrà a lungo occupato il neosegretario. Presto però l’immagine dovrà essere sostituita dalla sostanza e dalle scelte concrete. Le regionali sono alle porte (nel Lazio si potrebbe addirittura votare in anticipo ), e dunque la questione delle alleanze con l’Udc si porrà subito.

L’elezione di Bersani è una buona notizia per Casini, ma probabilmente non giunge neppure invisa al centrodestra. Berlusconi disse una volta che l’ex ministro di Prodi era "uno dei pochi ex comunisti da invidiare alla sinistra". A sua volta la Lega ha da tempo individuato in Bersani un interlocutore su questioni strategiche, a cominciare dal federalismo. Ed anche se non si può esprimere, non c’è dubbio che soddisfatto sia il Quirinale: Giorgio Napolitano nei Ds faceva riferimento all’ala dalemiana.

Ma la svolta del Pd dimostra anche un’altra cosa. Elettori e iscritti del Pd non hanno premiato il movimentismo antiberlusconiano duro e puro di Franceschini (qui un VIDEO eloquente ), né l’alleanza con Di Pietro. Bersani, al di là della propaganda, non è uomo sensibile alla piazza né ai talk show o ai giornali amici. Per dirla in breve, è dalemianamente convinto che la politica si faccia tra politici.

Qualcosa dunque non ha funzionato negli slogan degli ultimi mesi della sinistra e dintorni. Per Berlusconi ed il governo, però, non è il caso di brindare: in fondo il premier ha dimostrato di sapersela cavare bene quando le polemiche si fanno avvelenate, così come contro le piazze ideologiche ed i salotti radical chic. Più difficile contrastare le critiche concrete; a cominciare da quelle sull’economia.

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