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Fango su Berlusconi: ora per il Pdl c'è il pericolo astensionismo

Dopo la nuova bufera mediatico - giudiziaria dalla procura di Trani, su presunte pressioni del premier per la chiusura di Annozero, ora per il Pdl c'è il rischio astensionismo alle regionali

Fango su Berlusconi: ora per il Pdl c'è il pericolo astensionismo Fango su Berlusconi: ora per il Pdl c'è il pericolo astensionismo
epa00940401 Silvio Berlusconi, leader of Italian opposition centre-right House of Freedom coalition and media magnate, sits in the studios of private broadcaster La7 as he attends the politics talk show 'Otto e mezzo' on government crisis in Italy in Rome, Friday 23 February 2007. The risk of a return to the status quo enraged Berlusconi, the man that resigning centre-left Premier Romano Prodi beat by just 24,000 votes at last April's general election and who has never accepted defeat. Berlusconi told the talk show he would win a landslide at snap elections, citing a 10-point lead in opinion polls he has commissioned. A poll in leading daily Corriere della Sera gaveBerlusconi 51 percent of the vote against 47 percent for Prodi.  EPA/CLAUDIO PERI

Tag:  Annozero astensionismo inchiesta-Trani Intercettazioni-telefoniche pdl

di Massimo Morici

A due settimane dal voto in tredici regioni il clima per il Pdl non è dei più favorevoli: la pubblicazione delle intercettazioni sul Fatto nell'ambito delle indagini della procura di Trani ha gettato nuovo fango sul premier Silvio Berlusconi, a pochi giorni dal caos sulle liste del Pdl in Lazio e Lombardia e dopo le inchieste sulla Protezione civile e sulle telecomunicazioni, che hanno coinvolto esponenti del centrodestra. Ora, infatti, lo spauracchio si chiama astensionismo.

Basta andare Oltralpe per vedere le conseguenze della scarsa partecipazione al voto degli elettori del centrodestra (53% delle astensioni, dato record): una batosta per l'Ump, il partito di Sarkozy, in Francia sorpassato di tre punti alle regionali dal Partito socialista. In Italia l'ipotesi del sorpasso nei consensi del centrosinistra a danno del centrodestra è fantascienza, ma il Pdl rischia davvero di indebolirsi e di venire schiacciato dalla Lega nel Nord Italia. 

Questo il commento  del sondaggista Luigi Crespi la scorsa settimana:

"L'Istat ci informa che 11 milioni di cittadini si disinteressano completamente della politica. E tutti i sondaggi di tutti gli istituti danno evidenze negative per tutti i partiti. Emerge quindi con forza il dato politico che probabilmente troveremo nelle urne (...) l'astensionismo, cioè quel rifiuto democratico di scegliere tra le offerte politiche che sono proposte ai cittadini".

I primi di marzo Crespi ricerche dava il governo in calo di circa cinque punti (e il Pdl di tre punti nel Lazio), l'opposizione stabile, e in aumento la percentuale degli indecisi, rilevata anche da Euromedia Research nel Lazio. E in due settimane la situazione potrebbe non essere affatto mutata; se non addirittura peggiorata dopo le indagini della procura di Trani sulle presunte pressioni per la chiusura del programma di Santoro (vicenda che vedrebbe il premier indagato , anche se i giudici hanno ancora negato le carte ai difensori), amplificate su tutti i giornali.

E anche nei quotidiani vicini al centrodestra l'analisi è a tinte fosche. "La situazione è molto cambiata e il clima elettorale non è tra i migliori. Si respira in giro un'aria di sconfitta rispetto alle previsione rosee del passato", scrive l'Opinione, sottolineando come nel partito si pensi più alla riorganizzazione interna post voto che alla vittoria alle regionali di fine marzo.

A partire proprio dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, che ha lanciato Generazione Italia in contrapposizione ai promotori della libertà (ex Fi) di Michela Vittoria Brambilla. E il premier è sempre più solo in questo clima ormai avvelenato. "Noi tutti stiamo facendo campagna elettorale per il Pdl e lui va dire che il Pdl non gli piace...", il commento del Cavaliere, lontano da microfoni e taccuini, sulle ultime uscite di Fini, riportato da il Giornale.

Si respira aria di resa dei conti. Basta leggere le dichiarazioni del vice presidente vicario del Pdl alla Camera, Italo Bocchino (ex An), che lancia Fini come "futuro leader", e la risposta piccata del capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto (ex Fi): "Una volta fatte le elezioni è indispensabile che si apra un chiarimento nel partito". A queste si aggiunge l'annuncio di Raffaele Lombardo, governatore della Sicilia (roccaforte del centrodestra) che su Repubblica - quotidiano vicino all'opposizione - parla addirittura di "crepuscolo del berlusconismo", annunciando il lancio del Partito del Sud (alter ego della Lega) subito dopo le regionali.

Il premier è tuttavia ottimista e non crede che in Italia si ripeta quanto accaduto Oltralpe: "Non credo proprio che in Italia possa accadere ciò che è accaduto in Francia, anche perché i cittadini conoscono qual'è la posta in gioco. C'è una scelta di campo davanti, tra un governo che risolve le emergenze e che fa le riforme e un centrosinistra anti-italiano".

Ad oggi delle tredici regioni che andranno al voto, 11 sono in mano al centrosinistra e 2 al centrodestra. La gogna mediatica messa in atto contro il centrodestra è probabile che non riesca a far superare a Pdl, Lega e alleati la soglia del 9 a 4 per il centrosinistra. Con il rischio, come ha sottolineato l'economista Francesco Forte su l'Occidentale, che si crei un altro "contropotere - una diga e più di una diga - contro il governo nazionale" nelle mani della sola sinistra.

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