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Gianroberto Casaleggio, l’uomo che ha inventato Grillo

È stato definito l'eminenza grigia dei grillini. Secondo Giovanni Favia, numero uno dei 5stelle emiliani, è lui che impedisce qualsiasi democrazia in seno al movimento.

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Tag:  Beppe-Grillo Gianroberto Casaleggio Google News movimento 5 stelle panorama in edicola

di Giacomo Amadori

Ma chi è davvero Gianroberto Casaleggio, da tutti considerato lo stratega e l'ideologo del Movimento Cinque Stelle? È davvero lui , come ha detto ieri Giovanni Favia (guarda il video ) in un fuori onda registrato da Piazza Pulita, la vera eminenza grigia del movimento che impedisce qualsiasi dibattito in seno al partito di Grillo? È davvero lui che stabilisce, fuori da qualsiasi procedura democratica, non solo le linee guida e le parole d'ordine, ma anche gli organigrammi interni e le espulsioni? Ecco un ritratto, firmato da Giacomo Amadori, sul più misterioso e chiacchierato "politico" italiano.

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Il blog di Beppe Grillo con i suoi commenti e approfondimenti giornalieri è considerato uno dei siti internet più influenti del pianeta. Dietro, però, non c’è solo la testa riccioluta e geniale del comico genovese, ma un’altra chioma altrettanto brizzolata e arruffata. È quella del suo superconsulente, considerato l’eminenza grigia del grillismo. Un Richelieu in giacca e cravatta che dal 2004 indirizza Grillo nella sua seconda vita di guru ambientalista e digitale, di profeta della democrazia diretta internettiana. Per molti è lui l’ideologo del Movimento 5 stelle nato nel 2009. Il suo nome è Gianroberto Casaleggio.

Classe 1954, milanese, di lui si sa poco e il suo staff sembra voler alimentare l’alone di mistero: «Non dà interviste né informazioni sulla sua vita privata». Il portavoce dice solo che legge libri di storia, che il suo personaggio preferito è Gengis Khan, che ama i gatti e che è proprietario di un bosco vicino a casa, che cura nei finesettimana. Su internet viene anche definito discepolo del filosofo e mistico armeno Georges Ivanovic Gurdjieff, ma dall’entourage scelgono un «no comment».

Altro non è dato sapere. L’unica concessione per i giornalisti è un piccolo cadeau natalizio: un video di Grillo o un calendarietto prodotto dalla ditta. Insomma, l’ufficio a pochi metri dal Teatro alla Scala della Casaleggio associati è un bunker senza spifferi. O quasi. In verità due ex collaboratori, Piero Ricca e Daniele Martinelli, dopo avere interrotto la collaborazione con il blog hanno raccontato che i contenuti d’interviste e video venivano discussi direttamente con Casaleggio e non con Grillo. Insomma, il potente sito avrebbe un solo pilota alla cloche.

L’uomo, occhialini da professore e parlata simile a quella di Giulio Tremonti, predilige rimanere sullo sfondo: lo si può incrociare solo alle sporadiche convention dei grillini, organizzate direttamente da lui. Negli anni questa immagine sfocata lo ha reso sospetto e indigesto a molti militanti a cinque stelle, che lo criticano online reputandolo in realtà un cerbero della democrazia della rete.

E anche se Casaleggio liquida questi giudizi con un «ho altro a cui pensare», il malumore è divenuto pubblico lo scorso marzo, quando Grillo ha pubblicato sul suo blog, in forma anonima, la discussione (privata) su una chat di Facebook di 11 consiglieri eletti nel M5s. Un dibattito quasi iconoclasta: «Mi convinco sempre più che la volontà di Casaleggio e Grillo sia sempre più rivolta all’implosione del Movimento» scriveva uno. «Temo sia una volontà di portare avanti “un esperimento”, solo che noi siamo le cavie ». Un altro accusava il guru di «avere grattato la pancia alle frange più m… di questo Paese». Un terzo ne invocava il licenziamento: «È ora di chiedere la testa editoriale di Casaleggio».

«Leggerli mi ha fatto cadere le palle» ha chiosato il comico, dopo averli messi alla gogna. Una delle partecipanti alla chat, la bolognese Federica Salsi, si è ribellata ed è uscita allo scoperto: «Uno di noi ha divulgato una conversazione privata e l’ha data in mano a Casaleggio, consapevole dell’uso che ne avrebbe fatto. Sono molto amareggiata». Questo è il clima.

Negli stessi giorni è stata bocciata sul blog un’assemblea autoconvocata dai militanti di Rimini, vogliosi di conquistare la democrazia diretta promessa nel «non statuto» del Movimento, visto che oggi il dibattito interno passa attraverso il portale web gestito dalla Casaleggio. «Dove non c’è una vera produzione di decisioni condivise» protesta con Panorama Valentino Tavolazzi, ingegnere ferrarese, pioniere del grillismo. Per queste sue idee eretiche il 5 marzo è stato espulso. Con un post di Grillo che si concludeva così: «Per me da oggi è fuori dal M5s». «Per lui, appunto» prova a sdrammatizzare Tavolazzi. Infatti l’ingegnere si è impegnato a sostenere i candidati grillini di Parma e Comacchio. Quindi confessa di non aver mai smesso di sentirsi al telefono con il comico: «Anche la sera prima della fatwa ho parlato con lui e m’aveva assicurato che non avrebbe pubblicato alcun post contro di me. Le cose sono andate diversamente. Forse quelle parole erano firmate da Grillo ma scritte da altri». Un’ipotesi non dimostrabile.

Chi digita il nome di Casaleggio sui motori di ricerca internettiani trova solo i suoi interventi sul futuro della rete e qualche intervista sul tema a siti specializzati e giornalisti esperti di tecnologia. Insieme con Grillo ha firmato solo un libro, dal titolo ansiogeno: Siamo in guerra. Ufficialmente la principale missione aziendale resta «aiutare le imprese a migliorare la presenza on line». A metà maggio Davide Casaleggio, figlio trentacinquenne di Gianroberto, ha inviato ai giornali questa email: «Penso che possa interessarvi la ricerca e-commerce in Italia che abbiamo pubblicato». Del resto, l’analisi del commercio digitale è un’altra delle specialità della ditta, persino più della politica, visto che gli affari sono da sempre il pallino di Gianroberto. Nella sua carriera, dopo il diploma da perito informatico e qualche esame in fisica, ha fatto parte del consiglio d’amministrazione di 11 società, dalla Olivetti alla Lottomatica.

Dove ci sono informatica e affari, lì c’è Casaleggio. Il quale è riuscito a trasformare la popolarità del sito di Grillo in altro. «Chi spera di trovare un blog in realtà entra in uno splendido negozio con un sistema di vendita che funziona benissimo» dice Edoardo Fleischner, docente di nuovi media e società alla Statale di Milano e coautore del saggio Chi ha paura di Beppe Grillo?

Un fiuto per il business che Casaleggio ha affinato nella sua precedente vita di manager e imprenditore, un passato che qualche grillino mal digerisce. Negli anni 90 ha lavorato all’Olivetti di Roberto Colaninno, per poi diventare amministratore delegato della Webegg (società con 600 dipendenti), joint-venture tra Olivetti e Telecom che si occupava di consulenza strategica per internet. Nel 2004 si è messo in proprio con un gruppo di soci. Tutta gente che si muove bene nel mondo degli affari e della finanza, come Enrico Sassoon, ex direttore del settimanale confindustriale Mondo economico e oggi alla guida della prestigiosa Harvard business review.

In 8 anni la Casaleggio associati ne ha fatta di strada. Nel 2007 ha chiuso il bilancio con un fatturato di 2,4 milioni e un utile di 668 mila euro. Nel 2008 l’attivo è salito a 807 mila, per flettere nel 2009 e nel 2010 (rispettivamente a 584 mila e 447 mila). Il calo coincide con la nascita del Movimento 5 stelle: l’impresa evidentemente lo assorbe molto.

Però l’ideologo del superamento dei partiti sino al 2010 ha gestito pure il sito di Antonio Di Pietro e, secondo il Fatto quotidiano, in passato ha avuto simpatie leghiste. Che affiorano in certe prese di posizione del suo blog: «La cittadinanza a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono, è senza senso. O meglio, un senso lo ha. Distrarre gli italiani dai problemi reali per trasformarli in tifosi».

Ma dove vuole arrivare Casaleggio?A chi gli ha chiesto se il Movimento punti al governo del Paese ha risposto: «Non faccio previsioni». Purtroppo l’ha detto senza ridere.

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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