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Giustizia: anche il Financial Times contro le procure e i processi sui media

Il quotidiano della City critica i provvedimenti della procura di Roma nelle vicende di Fastweb e Telecom Sparkle: richiesta di commissariamento esagerata, sbagliati i processi sui media

Giustizia: anche il Financial Times contro le procure e i processi sui media Giustizia: anche il Financial Times contro le procure e i processi sui media
20100129 - ROMA - INAUGURAZIONE ANNO GIUDIZIARIO.Toghe rosse al termine della cerimonia.ALESSANDRO DI MEO
di Massimo Morici

I provvedimenti presi dalla procura di Roma nell'inchiesta che ha coinvolto Fastweb e Telecom Sparkle, come la richiesta di commissariamento delle aziende e l'arresto dell'ex numero uno di Fastweb, Silvio Scaglia, sono finiti al centro delle critiche della stampa internazionale che ora punta il dito contro le anomalie  del nostro sistema giudiziario, dove i crimini vengono puniti prima ancora che sia stato emesso un verdetto e dove i processi, non di rado, si svolgono sulle prime pagine dei giornali piuttosto che nelle aule dei tribunali.

E questa volta le accuse non vengono da quella stampa italiana - spesso vicina al centrodestra - attenta al garantismo e quindi critica verso l'uso che le procure fanno dei media (e viceversa), ma da un grande quotidiano londinese. Così spiega Paul Betts, editorialista di Financial Times (qui l'articolo sul sito del Ft):

"L'ultimo scandalo che ha coinvolto il mondo delle telecomunicazioni italiane rappresenta un test interessante per i giudici romani (...) il caso ancora una volta solleva questioni riguardo all'approccio che il sistema legale italiano assume in queste situazioni. Mettiamo da parte il fatto che la maggior parte della documentazione riservata degli inquirenti circola per le redazioni dei giornali. Dimentichiamoci anche che le persone arrestate sono trattenute senza un processo e che potrebbero rimanere in prigione per settimane e mesi. Sebbene opinabile, è abbastanza 'normale' in Italia".

Una velata allusione ai polveroni mediatico - giudiziari degli ultimi mesi, quella del quotidiano della City che, inoltre, critica la richiesta formale di commissariamento di Fastweb (3.500 dipendenti) e Sparkle, giudicata appunto esagerata e in grado di mettere a repentaglio migliaia di posti di lavoro:

"La vera novità è che gli inquirenti hanno richiesto il commissariamento di Fastweb e Sparkle con effetto immediato(...) Non serve dire che crimini come questi devono essere perseguiti, ma lo zelo degli inquirenti non può sostituire la considerazione da parte della corte di tutti i fatti e non solo di quelli che fanno i migliori titoli giorno per giorno. Se un crimine viene commesso, deve essere punito dopo che è stato provato, non prima che si arrivi addirittura in giudizio. E questo é ancora più importante quando ci sono migliaia di posti in ballo".

Stranezze sottolineate anche in un editoriale del Il Sole 24 ore che rileva la "geometrica potenza" della legge sulla responsabilità amministrativa, stando alla quale "un'azienda può essere commissariata (con il fondato rischio di scomparire) ben prima di una sentenza definitiva e quando le pratiche considerate illecite si sono concluse da anni. È come se a un imputato di omicidio fosse accompagnato alla sedia elettrica già nel corso del processo, così come misura interdittiva".

Un sistema giudiziario (e mediatico) il nostro, che spesso sembra non mettere in pratica quanto è sancito dall'articolo 111 della Costituzione sul "giusto processo". Basta ricordare la recente bufera giudiziaria sulla Protezione civile o gli ultimi fatti di cronaca legati all'omicidio di via Poma (il suicidio "per vergogna" dell'ex portiere del palazzo dove venne uccisa venti anni fa Simonetta Cesaroni, arrestato e poi prosciolto). E analizzando quest'ultimo caso occorrerebbe forse chiedersi, come Maria Giovanna Maglie nel suo editoriale su Libero, perché in Italia si possa ancora morire "di giustizia e di ingiustizia", dopo aver vissuto "troppi anni sbattuti sui nostri giornali, l'onore perduto per sempre, personaggi pubblici senza averlo chiesto".

Insomma, che il nostro sistema giudiziario abbia qualcosa di anomalo è ormai più che evidente anche agli osservatori internazionali e non solo al governo che, infatti, vuole mettere mano una volta per tutte alla riforma della giustizia , dal periodo certo per lo svolgimento dei processi (il cosiddetto processo breve) alla regolamentazione della pubblicazione degli atti di indagine. Eppure le resistenze in Italia sono sempre più forti, soprattutto da parte dell'Anm e dell'opposizione, che sembra non aspettare altro per gridare al golpe.

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