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La strada del Pd alle Europee: vietata per sindaci e governatori

Oltre a sancire "l'alternanza di genere" (uomo/donna) nelle liste del Pd, gli otto articoli del documento pongono una pietra tombale sulle velleità (inter)nazionali degli amministratori locali. Così Franceschini cerca di fermare il piano del Cavaliere. Che lavora per doppiare i democratici e frenare la Lega

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Tag:  Dario Franceschini elezioni-europee Lega pd pdl

di Filippo Maria Battaglia

Chi va a Bruxelles, ci deve anche restare. Strada sbarrata, dunque, a sindaci, presidenti di provincia e governatori, quantomeno nelle liste delle prossime elezioni europee del Partito Democratico. A sancire la svolta è il documento approvato (qui il testo ) dalla direzione del Pd che sembra suonare come un de profundis alle ambizioni degli amministratori locali di guidare come capolista le possime elezioni .

Una sterzata netta rispetto alle aspettative di molti, motivata dal fatto che "il Pd" si legge nel regolamento, "è impegnato a candidare in Europa donne e uomini che assumano su di sé la responsabilità di rappresentare gli elettori italiani per l'intero mandato". Oltre a sancire "l'alternanza di genere" (uomo/donna) nelle liste, gli otto articoli del documento pongono così una pietra tombale sulle velleità di politica (inter)nazionale degli amministratori locali democratici. E ribadiscono, tra l'altro, che sarà la segreteria nazionale a decidere quali saranno i capilista e chi tra gli europarlamentari uscenti potrà tentare il bis a Bruxelles.

La svolta di un "partito radicato nel territorio", che sembrava coincidere con l'elezione di Franceschini alla segreteria del Pd , sembra dunque subire una nettissima frenata, o quantomeno un consistente ridimensionamento, sebbene il regolamento sancisca la possibilità di "proposte del territorio" che dovranno "pervenire a Roma entro e non oltre il 7 aprile".  Due settimane dopo, spetterà comunque alla direzione nazionale del partito l'ultima parola. "Il Pd è impegnato, in occasione delle elezioni europee, a concorrere per raggiungere un ottimo risultato in termini di voti ottenuti e parlamentari eletti", si legge nel documento, che però non individua una percentuale concreta per le prossime europee.

Dal canto suo, Silvio Berlusconi, nella riunione con i suoi paralemntari tenutasi la scorsa settimana a Palazzo Grazioli, avrebbe anticipato i risultati di un sondaggio di EuroMedia Reserch che accrediterebbe un vantaggio del Pdl sul Pd di circa venti punti (42,1% contro 22,5%).  Il Cavaliere ci crede, considerando la forte concorrenza dell'Italia dei Valori ai Democratici e la dispersione del voto a sinistra con la nascita della formazione di Nichi Vendola e il richiamo della falce e del martello del duo Ferrero-Diliberto .

L'impegno in vista del prossimo appuntamento con le urne deve quindi essere totale. E infatti non si esclude una personale candidatura del premier come capolista alle prossima tornata elettorale. Il premier ha cioè intenzione di giocarsi fino in fondo la partita di inizio estate, mutuando il metodo che alle recenti Regionali in Sardegna ha avuto un notevole successo.

Senza dimenticare che la vittoria europea del Pdl servirebbe, anche, per frenare l'avanzata del Carroccio. Se ci fosse il paventato exploit del Carroccio a Strasburgo (più su del 10%) diventerebbe difficile per il Pdl tenere a bada gli affondi leghisti sulla sicurezza o sull'immigrazione e le spinte di Bossi per un dialogo con il Pd, a cominciare dal capitolo del federalismo.

Anche per questo, la scelta del premier di giocarsi l'Europa in prima persona viene bocciata, con un perentorio altolà, da Franceschini: Berlusconi tende a  "imbrogliare gli elettori: si verrà infatti eletti in un posto dove non si metterà mai piede". Il premier, secondo il leader democratico: "Ha in mente di stravincere le elezioni europee perché vuole utilizzare quella forza per fare cose che ho definito inimmaginabili, e sono stato generoso". "Ma non vincerà" ha assicurato Franceschini "perché sulla sua strada troverà noi che lo fermeremo". Come? Facile: con il regolamento anti-governatori e un "programma di qualità". Che però, almeno fino a oggi, i sondaggi non sembrano premiare.

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