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Milano, facce da unioni civili

Più coppie etero che gay nel primo giorno del registro delle coppie di fatto voluto dalla giunta Pisapia. Ecco quello che abbiamo visto

Milano, facce da unioni civili Milano, facce da unioni civili
Paolo Hutter, giornalista e storico attivista del movimento gay
di Paolo Papi

C'era la stampa delle grandi occasioni, a Milano, al secondo piano della sede dell'anagrafe milanese di Via Larga. Fotografi, cronisti, amici, parenti, anche qualche curioso, accorso nella stanza 123 per verificare che cosa significassero davvero due firme e un timbro sul registro delle unioni civili. Se fossero solo uno spot della giunta milanese oppure un passo in avanti verso una città più laica e tollerante, come Berlino, Amsterdam, Madrid. Gli apripista sono stati Paolo Hutter, giornalista e storico attivista del movimento gay milanese, e il suo compagno Paolo Oddi, assediati da cameramen e amici, mentre apponevano la  firma sul registro. Poi sono arrivati  il fratello di Gad Lerner e la sua compagna, al quale il conduttore de L'Infedele, ignaro, chiedeva divertito «E tu che cosa ci fai, qui? Non me lo potevi dire che c'eri anche tu?». E poi, Alessandra Vecchioni, figlia del cantautore milanese, ed Alessandra, madri di due gemelle di cinque mesi: «Lo abbiamo per loro» hanno ripetuto dopo la firma.

Sbaglierebbe però chi pensa che c'erano solo vip, figli dei vip o amici dei politici e degli assessori. C'erano anche coppie senza aggettivi, stupite e anche divertite dai riflettori. A iscriversi, in tutto, sono state 18 coppie, di cui solo un  terzo omosex, per un totale di 105 iscrizioni totali. Di prim'acchito, è stato un successo, anche d'immagine. Ma è soltanto il primo giorno. Per stilare un bilancio, lo sanno anche a Palazzo Marino, occorrerà attendere almeno un anno, forse due. E vedere  che cosa farà intanto il nuovo parlamento nazionale che si insedierà nel 2013. La vera battaglia si giocherà allora. Basti pensare alla questione, spinosa, dell'asse ereditario dei due partner. «È un primo passo dal significato simbolico. Ma chi si iscrive viene equiparato dal comune alle famiglie tradizionali, almeno, per quanto riguarda gli atti di nostra competenza: le liste degli asili, le case popolari, i sussidi comunali» ha assicurato l'assessore ai Servizi civici, Daniela Benelli, raggiante e iperattiva. «Il fatto che, a registrarsi, siano state  più coppie etero di coppie omo - ha aggiunto - è importante. Toglie ragioni alla propaganda  e riflette i cambiamenti avvenuti a Milano negli ultimi anni di cui era impossibile continuare a non rendersi conto». Ecco qualche storia, e qualche foto, che abbiamo raccolto.

PS Per iscriversi nel registro bastano lo stato di famiglia, la comune residenza o domiciliazione della coppia e una marca da bollo da 15 euro (leggi qui)

vecchioni

Francesca Vecchioni, classe 1975, con la sua compagna Alessandra Brogno, classe 1970, erano accompagnati da amici e parenti, visibilmente commossi. Stanno insieme da nove anni: «Potessimo ci sposeremmo. Ma lo facciamo anche per le gemelline. Almeno un po' sono tutelate»

capponago

Il giornalista Graziano Capponago del Monte, 53 anni, con la compagna Veronica Addazio, di vent'anni più giovane di lui: «È strano ma questa notte non ho dormito. Perché ci siamo iscritti? Per tutelarci: ora mi tocco, ma se dovesse succedermi qualcosa almeno Veronica avrebbe in mano un pezzo di carta»

lesbiche

Laura Accorsi, 65 anni, abbraccia la sua compagna, Tina Meriggi, 70. Sono fidanzate da cinque anni. Storica attivista del movimento gay, Accorsi dopo la firma ha spiegato: «No che non è sufficiente. Non siamo ancora cittadini di serie A, sul piano dei diritti ereditari, per esempio.  Ma è un prima passo. È una vita che ci battiamo per la parificazione dei diritti, del resto, e non potevamo proprio non esserci. Volevamo lanciare un segnale»

gay

Roberto Zacheo, leccese di 62 anni, con il suo compagno Riccardo Perelli Cippo, milanese di 63 anni, fuori dalla sede di via Larga a Milano. Si sono già sposati a New York ma non volevano perdere quest'occasione alla quale attribuiscono anche un significato simbolico e politico: «Ma lo abbiamo fatto anche per tutelarci  nel caso che, a qualcuno di noi, accada qualcosa. Almeno ci eviteremo di doverci presentare ai medici come il cugino del compagno. Cose che accadono nell'Italia di oggi».

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