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Permesso a punti agli immigrati? Granata: "Purché porti alla patente di cittadino"

L'irrequieto finiano del Pdl: "Serve una riforma più strategica. Quella sulla cittadinanza per gli immigrati è una battaglia culturale. Di destra"

Permesso a punti agli immigrati? Granata: "Purché porti alla patente di cittadino" Permesso a punti agli immigrati? Granata: "Purché porti alla patente di cittadino"

Tag:  An Andrea Sarubbi cittadinanza Fabio Granata finiani

di Emanuele Rossi
Lavoratori immigrati in presidio

Trenta punti per la salvezza. Non è calcio, ma la metafora ci sta: si tratta dell' "accordo di integrazione" per immigrati messo a punto dai ministeri del Welfare e dell'Interno e annunciato ieri da Roberto Maroni .

I requisiti richiesti all'immigrato (regolare) per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno saranno la conoscenza dell'Italiano, la conoscenza della Costituzione, la fedina penale pulita, un regolare contratto abitativo, l'iscrizione dei figli a scuola, l'iscrizione al servizio sanitario.

Gli stranieri avranno due anni di tempo per "regolarizzarsi" e un anno aggiuntivo di eventuale proroga se dimostreranno di aver intrapreso il percorso. Un passo in più verso l'integrazione o, come denuncia Livia Turco del Pd , un muro contro gli immigrati "che favorirà l'irregolarità"?

Panorama.it ha girato la domanda a Fabio Granata , onorevole irrequieto del Pdl , deputato "finiano" e autore della discussa proposta bipartisan sulla cittadinanza in 5 anni.

Onorevole, cosa pensa del permesso di soggiorno a punti?

"Guardi, qualsiasi misura che va in direzione dell'integrazione e di un'immigrazione di qualità è nella strada giusta, quindi mi sembra che, nonostante l'immagine dei punti ricordi la patente di guida, sia una norma positiva. Certo, però, solo se è vista come propedeutica a una vera integrazione che si può ottenere solo con la cittadinanza.

Nella pratica però non rischia di essere un ostacolo? Chi organizza i corsi di lingua? Chi procura un regolare contratto d'affitto quando il mercato è soprattutto in nero?

In effetti le perplessità sono tutte sull'applicazione pratica del provvedimento. Non si può affrontare un tema così complesso come l'immigrazione con riforme non organiche, di sistema. Rischia di essere solo un espediente tattico e di essere visto come un espediente per rendere la vita più difficile, quando in realtà lo spirito di fondo è positivo.

Per lei però la vera soluzione è contenuta nella sua proposta depositata in Parlamento, vero?

Certo, ci vuole una visione strategica, non tattica. Una riforma globale. Mentre sull'immigrazione spesso e volentieri il discorso è dominato da proposte e misure estemporanee, scimmiottando quello che viene fatto in altri paesi.

Per esempio, dove?

Il discorso sul burqa , in Francia ha un senso per questioni numeriche. Ma qui in Italia? Lei ha mai visto un burqa? Rischia di essere solo un dibattito ideologico.

E l'ora di Islam a scuola allora?

Quella è una proposta che non ha niente a che fare con la nostra visione: la nostra è una proposta laica e politica, ispirata alla tradizione del nostro paese, del civis romanus, non multiculturale né multi-religiosa, quelli sono altri temi.

La vostra proposta di legge è stata spostata a dopo le regionali per evitare una discussione interna alla maggioranza, crede che sarà affrontata in un clima più favorevole?

Di fatto è calendarizzata per dopo le elezioni, io credo che si potrà avere un dibattito più sereno e di fatto specialmente sui minori anche all'interno del Pdl c'è consenso e c'è una visione più aperta. È una battaglia culturale: un bambino che nasce, cresce e studia in Italia non deve sentirsi psicologicamente apolide.

Però se alle prossime regionali la Lega otterrà un risultato molto positivo non crede che potrebbe opporsi con più forza alle iniziative sue o del presidente della Camera ?

Qui c'è un problema politico: il Pdl è il primo partito in Italia , non deve governare secondo gli istinti ma secondo ragione. La Lega ha una visione chiusa, quasi su base etnica. Spesso mi accusano di fare mie istanze di sinistra, mi sento un po' "apolide" anch'io nel centrodestra per le mie battaglie sulla legalità al sud o sull'integrazione. Ma la verità è che questi sono problemi inediti, per cui le categorie di "destra" o "sinistra" non spiegano nulla : la mia così come quella di Fini è l'idea di una cittadinanza di qualità, basata sulla cultura italiana, sul modello romano, su diritti ma anche doveri. Una visione molto di destra, invece, me lo lasci dire.

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