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Taormina, Napolitano e la trattativa

L'avvocato penalista ha denunciato il capo dello Stato per interferenze con le indagini sulla trattativa Stato-mafia della procura di Palermo. Il motivo? Il gusto futurista e provocatorio che non lo ha mai abbandonato

Taormina, Napolitano e la trattativa Taormina, Napolitano e la trattativa

Love BoatCarlo e Celestina Taormina prendono il sole sul loro motoscafo nel mare della Sardegna.

di Maurizio Tortorella

Carlo Taormina, professore di procedura penale, ex magistrato, ex sottosegretario all’Interno ed ex parlamentare del Pdl, è un uomo molto intelligente e coraggioso (lo ha mostrato in pieno alcuni anni fa, nella forza d’animo strepitosa con cui ha affrontato ed è uscito da una cupa malattia) e anche un ottimo avvocato penalista. Potrebbe essere definito un «futurista contemporaneo». Gli piace il gesto. La provocazione è la sua cifra preferita. Adora stare in minoranza.

La sua decisione di denunciare il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, per attentato alla Costituzione in quanto avrebbe «tentato di interferire nell’attività dei magistrati della Procura di palermo che stanno indagando sulla trattativa tra Stato e mafia», può essere letta e compresa solo nella falsariga di tutta una vita, spesa nel e per il diritto. Quando si forma un’opinione, Taormina non riesce a usare diplomazie: usa gli strumenti del diritto, che conosce bene, e parte per una crociata. E deve andare fino in fondo.

Così è anche stavolta, con questa clamorosa denuncia. Scrive Taormina che alcune telefonate intercorse tra Quirinale e procura generale della Cassazione, nonché la decisione assunta dal capo dello Stato di  sollevare un conflitto d’attribuzione davanti alla Corte costituzionale sull’operato della procura palermitana, avrebbero «compromesso i principi di autonomia e indipendenza della magistratura». Sulla denuncia domani, 13 settembre, si pronuncerà il comitato parlamentare per i procedimenti d’accusa, e con tutta probabilità archivierà il caso.

Resta il gesto, la provocazione. Taormina non è nuovo a questo tipo di iniziative. Gli è sempre piaciuta la parte difficile, il compito più ingrato, disperato. Nella sua lunga carriera (ha 71 anni) ha difeso Erich Priebke, il «boia» delle Ardeatine; gli ufficiali del caso Ustica, accusati di avere celato le prove della strage; alcuni grandi imputati di Mani pulite, a partire da Bettino Craxi. E poi boss mafiosi, la mamma di Cogne Annamaria Franzoni, il neofascista Franco Freda, il carabiniere Mario Placanica, accusato di avere ucciso Carlo Giuliani nei disordini del G8 di Genova…

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