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Bersani a Chigi, Casini al Colle: niet Vaticano

Dopo l'alleanza tra il segretario Pd e Vendola, il patto progressisti-moderati s'infrange contro i malumori di Oltretevere. Le indiscrezioni della nostra fonte a Montecitorio

Bersani a Chigi, Casini al Colle: niet Vaticano Bersani a Chigi, Casini al Colle: niet Vaticano
Roma, 10 novembre 2011 Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani (S) e il leader dell'Udc Pierferdinando Casini, durante la presentazione del libro di Maurizio Lupi "La prima politica? vivere". (ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI)

Tag:  Colle Nichi Vendola Palazzo Chigi pd Pier Ferdinando Casini

Questo gioco preoccupa molto le gerarchie d’Oltretevere”. È il dispaccio riservato di un deputato dell’Udc. Ha appena ricevuto conferma da alcuni “alti prelati” che la tattica casiniana degli ultimi giorni non è piaciuta al mondo cattolico. Anzi: “Preoccupa e spaventa”. Eppure il leader centrista sembra determinato ad andare avanti con l’asse progressisti-moderati. “È il prezzo da pagare per giocarsi la carta Colle”, spifferano i ben informati.

A Montecitorio ci sono “quattro gatti”, per lo più capigruppo, vice e stakanovisti dello scranno. Restano comunque pochi i parlamentari ad aver prenotato le vacanze agostane in lidi esotici e mete lontane. La maggior parte, dopo il voto di fiducia di martedì prossimo, resterà sulla penisola : “A disposizione di eventuali imprevisti”.
Intanto, dopo la strana maggioranza, si formano “le strane coppie”. Prima il patto Bersani-Casini, poi l’annunciata - e forse già consumata - rottura del Pd con Antonio Di Pietro, ed il successivo matrimonio Bersani-Vendola. “Sono mosse tattiche molto opache”, commenta un pidiellino, convinto che “di fronte ad alleanze così anomali è chiaro che qui gatta ci cova!”.
Se lo scorso 29 giugno avessimo guardato alla geografia delle future alleanze, non avremmo certo dipinto lo scenario attuale”, commenta un democrat. All’epoca Vendola e Di Pietro, in un’affollatissima conferenza stampa a Montecitorio, si appellarono a Bersani – già intento a tessere la tela con l’Udc – per ripartire dal vecchio cantiere del centrosinistra. Con tanto di precisazione del governatore pugliese: “Con chi non riconosce le coppie di fatto nemmeno un caffè”.

Com’è possibile che il verbo sia radicalmente cambiato nel giro di un mese? Sono in molti a chiederselo. Ed il Transatlantico si infiamma. Queste le cause dell’incendio.
Bersani è stanco delle seconde file: “Non vuole fare la fine di Fini” (l’eterno secondo), canzonano dal Pdl. Ha passato tutto il periodo della sua segreteria all’opposizione, ha dimostrato responsabilità e pazienza anche quando la Fiom e la Cgil hanno minacciato di lasciarlo al suo destino. Ha votato tutto il votabile, e dialogato su tutto il dialogabile. Ma adesso “vuole passare all’incasso”. “Nessuna grande coalizione per il 2013, a Palazzo Chigi ci vado io!”.

Ma per arrivare alla presidenza del Consiglio, servono voti ed endorsement rumorosi. Così come per poter governare senza intralci, serve un premio di maggioranza comodo ed alleati leali. Infine, per ottenere una vittoria personale (Bersani a Chigi) occorre spendersi per quella di qualcun altro (Casini al Quirinale): è il do ut des tra i due leader.
Così che Bersani, una volta lisciato il pelo a Casini, prosegue con la strategia vincente: "Coinvolgendo altri soggetti interessanti". Si mette in viaggio: 240 km, è la distanza che separa Vasto da Bari. Il segretario del Pd si lascia alle spalle l’imprudente alleanza con Di Pietro (vuoi per l’amore sbocciato tra il magistrato e Grillo, vuoi per i pesanti attacchi a Napolitano) e imbarca sul carro anche il governatore della Puglia. Quest’ultimo più misurato e meno impulsivo rispetto al leader dell'Idv, ma soprattutto "vero trafficante di miracoli" (vedi le vittorie di Pisapia a Milano, Doria a Genova e Zedda a Cagliari).

Fin qui numeri e strategia incoraggianti. Tuttavia è sui temi e sul programma della prossima campagna elettorale che la macchina s’ingolfa e rischia di non far partire l’abbraccio con i centristi. È ormai risaputo che Casini, vero campione di giravolte e messaggero di pace della strana maggioranza, miri al colle più “alto” della Capitale. “Per questa candidatura il suo è un signor curriculum”, gli riconoscono molti colleghi. Politico responsabile, non è mai sceso a compromessi per un posto nell'ultimo governo Berlusconi, ha preso persino le distanze dal Cavaliere in tempi non sospetti.

Ma "il profilo del perfetto presidente rischia di macchiarsi sull'imprudente braccetto con la sinistra". "E se a farsi sentire è anche il Vaticano, allora i guai sono seri", commentano in via dell'Umiltà. È notizia delle ultime ore, infatti, che da Oltretevere si siano levate non poche critiche al gioco di tattica del leader centrista. "Non potendosi più fidare dei vecchi alleati di centrodestra (anche perché Berlusconi viene considerato un competitor nella corsa al Colle), meglio giocarsi la carta Bersani", questo il ragionamento in casa Udc. Anche se, soprattutto sui temi etici, sono molte le incognite: dalle coppie di fatto alla bioetica, dalla fecondazione alle politiche per la famiglia, un'eventuale alleanza Bersani-Casini-Vendola creerebbe non pochi problemi di coerenza. Un po' per tutti.

In area Udc sono molti i dirigenti “a mangiarsi le mani per la pessima comunicazione diffusa da Pier negli ultimi giorni”. Non da meno gli elettori: se i progressisti che si ribellano all’alleanza con l’Udc chiedono a Bersani di “non farli morire democristiani”, anche i fedelissimi di Casini “temono una morte comunista”.

Ma oramai la sventola è presa. “E pur volendo riparare al danno come e cosa fare? Il Pdl non è più un interlocutore fidato”, tuonano i centristi. Così che Pier si prende una pausa di riflessione, e la segreteria invita tutti i dirigenti a restare in silenzio e a non commentare le provocazioni del dibattito politico. La tavola dei comandamenti “per far tornare Pier sulla retta via” ha già raggiunto via dei Due Macelli. E nell’attesa che si scordino dei passi falsi delle ultime settimane, Casini ed i suoi, insieme ad alcuni responsabili del Pdl, a Bonanni della Cisl e ai due ministri Riccardi e Ornaghi, prepara la via verso Todi2 ed il grande rassemblement dei moderati. “Altro giro altra corsa: dopo l’infruttuoso tentativo di un primo percorso con la sinistra in stile Comintern, l’ossessione di Casini per il Colle deve ora per forza passare per la via della benedizione.... d'Oltretevere”, commentano gli azzurri.

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